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L'ospedale di Soverato

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SOVERATO (CATANZARO) – Depositata la consulenza tecnica medico legale con esame esterno ed esame autoptico, effettuata dai C.T.  Berardo Silvio Cavalcanti e Francesco Greco, su richiesta del pubblico Ministero, Andrea Giuseppe Buzzelli, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, a seguito della morte di un uomo di 60 anni, Ferruccio Antonio Villelli, originario di Rombiolo, nel Vibonese, e residente a Soverato, deceduto il 17 aprile del 2020 presso il nosocomio di Soverato, dopo una degenza ospedaliera di 2 giorni.

A  seguito della denuncia dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Cicino e Ganino e, acquisita tutta la documentazione, il pm avevo iscritta nel registro degli indagati 7 medici: il primario e l’equipe medica del reparto di medicina interna del presidio ospedaliero di Soverato, ed aveva disposto la riesumazione della salma per consentire lo svolgimento dell’esame autoptico, avvenuto lo scorso settembre.

Secondo la perizia dei C.T. incaricati dal sostituto procuratore Buzzelli, la causa di morte di Villelli, sarebbe «riconducibile a grave scompenso cardiaco e fibrillazione ventricolare. La diagnosi di causa terminale – precisano nella consulenza – è espressa con criterio di probabilità ma non di certezza dal momento che l’esame autoptico, che ha consentito la estrazione ed interrogazione del dispositivo cardiologico, non ha consentito l’esame dell’encefalo che era in preda ad avanzati fenomeni putrefattivi». 

Secondo la documentazione del nosocomio di Soverato, invece, la diagnosi in uscita della vittima, deceduta improvvisamente il 17 aprile 2020, sarebbe stata: TIA, cardiopatia ischemica, diabete mellino ID, portatore di PM. L’improvviso decesso del 60enne unitamente ad altri interrogativi sul tipo di “percorso diagnostico” valutato dai sanitari che lo hanno avuto in cura, ha indotto i familiari della vittima a presentare un esposto per accertare la reale causa di morte del proprio caro ed eventuali profili di responsabilità.

E circa la responsabilità  professionale dei sanitari i C.T. nominati dal pm, nelle conclusioni dell’esame irripetibile, hanno rappresentato che: «Tra il 15 e il 17 aprile 2020, risulta omesso il corretto percorso diagnostico finalizzato a monitorare la nota insufficienza cardiaca, l’acidosi metabolica ed attuare una corretta azione terapeutica e porre indicazione al corretto luogo di cura. Risulta omessa una efficace terapia di controllo dell’iperglicemia – e ancora – in paziente con grave cardiopatia di base e ricorrenti episodi sincopali, alle ore 06.30 del 16/04/2020 quando il paziente era ipoteso con valori di PA 90/60 mmHg e contestualmente si manifestarono disturbi del comportamento, agitazione psico-motoria, azioni violente, disturbo dell’equilibrio, risulta omessa la valutazione cardiologica clinica e strumentale finalizzata ad escludere la riconducibilità del quadro clinico ad insufficienza cardiaca».

La consulenza rileva ancora: «Risulta omesso il monitoraggio intensivo dei parametri vitali ; risulta omesso il monitoraggio intensivo dell’EGA; risulta omessa la valorizzazione degli esami di laboratorio indicativi di danno miocardico. Nel tentativo di gestire il sintomo senza aver avviato un percorso diagnostico differenziale – si legge nella perizia – venne somministrata terapia farmacologica (Serenase) controindicata nei pazienti affetti da malattie cardiache clinicamente significative il cui unico effetto fu quello di sopire temporaneamente lo stato di agitazione. Risulta omessa la valutazione in senso peggiorativo dell’EGA nel viraggio verso l’acidosi metabolica».

Per tutto quanto esposto, secondo i C.T., Cavalcanti e Greco, incaricati dal pm Buzzelli: «La condotta dei sanitari che presso l’Ospedale di Soverato ebbero in affidamento e cura il giorno 16 e 17 aprile 2020, appare connotata da errori diagnostico-terapeutici idonei ad introdurre profili di responsabilità per negligenza, imprudenza ed imperizia».

Nelle conclusioni evidenziano anche «un’ omessa correlazione tra i sintomi che avevano indotto al ricovero, l’alterazione dello stato psichico e l’aggravamento della cardiopatia di base a sua volta complicata dalla acidosi metabolica, in assenza di evidenza lesioni TC dell’encefalo. Si ritiene che il paziente fosse meritevole di una valutazione collegiale che comprendesse l’Internista, il Cardiologo ed il Rianimatore per l’individuazione del miglior reparto di cura e per la strategia diagnostico-terapeutica».

Dopo aver stilato svariate omissioni dei Sanitari dell’UOC di Medicina Interna dell’Ospedale di Soverato, nell’ultima parte della Perizia, i C.T. hanno aggiunto: «Applicato al caso concreto un ragionamento di tipo contro fattuale, considerato il grave quadro patologico di base – della vittima – non si può affermare, con criterio di certezza o di elevata probabilità ad essa prossima, che, se la condotta dei Sanitari che ebbero il paziente in affidamento e cura fosse stata diligente, prudente e perita, e nello specifico fosse stata corretta la glicemia, fosse stata avviata la diagnostica cardiologica clinica, strumentale e di laboratorio, fossero stati monitorati i parametri vitali e i valori emogasanalitici, fosse stata richiesta la consulenza rianimatoria, fosse stata attuata una diversa terapia della insufficienza cardiaca e la tempestiva terapia della acidosi metabolica, l’evento morte non sarebbe intervenuto»

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